Quando il Googlebot “satura” l’hosting: la verità che nessuno ti dice

Hai un sito su hosting condiviso (ad esempio con SiteGround) e improvvisamente noti che la CPU del server è alle stelle. Il tuo provider minaccia di sospendere tutti i siti sullo stesso server per “uso eccessivo” e ti chiedi: perché?

Spesso la causa non è un attacco hacker né un plugin malato: è semplicemente che il Googlebot (il robot di scansione di Google) effettua troppe richieste al tuo sito, in un breve lasso di tempo, generando un carico elevato sulla CPU.
Il risultato? L’hosting “condiviso” è penalizzato: se uno dei siti “si sbilancia”, l’intera risorsa comune può essere messa in allarme o il servizio sospeso per tutti i siti presenti!

✅ Perché è un problema

  • Gli host condivisi (come quelli di SiteGround) hanno risorse limitate – quando un singolo sito riceve un’impennata di richieste, queste risorse comuni vengono “ridotte” o bloccate.
  • Il Googlebot non è un “male” in sé: è indispensabile perché scandisce, indicizza e rende il tuo sito visibile. Bloccarlo o limitarlo con un robots.txt con un  troppo può significare perdita di posizionamento in pochi giorni.
  • Le soluzioni “tradizionali” online spesso indicano: vai in Google Search Console → Impostazioni → “Riduci velocità di scansione” → salva. Peccato che oggi non sia più possibile farlo come una volta.
  • Se blocchi il bot dall’hosting (ad esempio via firewall o .htaccess) perdi visibilità e posizionamento, oppure rischi che gli utenti subiscano rallentamenti perché le risorse sono sature.

🔍 La soluzione operativa che abbiamo adottato

Ecco i passaggi pratici che mettiamo in atto per risolvere il problema, senza compromettere il posizionamento:

1 – Analisi dei log del server:

  • Identifichiamo le richieste provenienti dal Googlebot o da altre “scan” massicce.
  • Verifichiamo gli IP da cui il bot  si collega, direttamente dalle statistiche dell’hosting.
  • Verifichiamo che si tratti effettivamente di Googlebot (mediante reverse DNS o confronto con le liste ufficiali).

2 – Contatto con l’hosting / provider:

  • Spieghiamo che la causa è “legittima” (non un attacco), e chiediamo la possibilità di limitare il carico del bot, non bloccarlo.
  • Richiediamo esplicitamente che il bot venga “messo in condizione di non saturare” le risorse: ad esempio impostando un numero massimo di richieste al minuto, o intervenendo sul server per garantire priorità alle richieste reali degli utenti.

3 – Verifica in Google Search Console → Rapporto “Statistiche di scansione”:

  • Controlliamo se la “host status” segnala problemi di disponibilità del sito.
  • Se lo stato è “rosso”, significa che Google ha avuto difficoltà a scansionare il sito per problemi di disponibilità → questo è un segnale che il tuo hosting è “stressato”.

4 – Miglioramenti tecnici lato sito – adottati contemporaneamente:

  • Ottimizzazione della velocità di risposta del sito (cache, CDN, compressione) in modo da ridurre lo sforzo per ogni richiesta.
  • Utilizzo corretto di sitemap, canonical e robots.txt per evitare di far “girare” Googlebot su pagine inutili o duplicati.
  • Esclusione selettiva (quando appropriato) di pagine a scarso valore SEO da scansione frequente, riducendo “rumore” per il bot.

📝 Perché questa strategia è efficace

  • Non blocchi il Googlebot: lo lasci “lavorare”, ma gli chiedi di farlo con moderazione.
  • Non fai affidamento su una funzione obsoleta (riduzione della velocità tramite Search Console) che oggi è limitata o non più disponibile come prima.
  • Dai priorità all’esperienza utente e al posizionamento SEO: un sito lento o temporaneamente escluso dalle scansioni peggiora sia la visibilità che il servizio.
  • Intervieni lato hosting e sito: non è la “colpa” del bot, ma della capacità del server condiviso di sostenere il carico; quindi è equo richiedere che venga trattato come “motore di scansione” e non “utenti”.

🚨 Quali errori evitare

  • Non risolvere → ignorare il problema = hosting che prima o poi ti penalizzerà (site sospesi, downgrade di performance, penalizzazione SEO).
  • Bloccare completamente il bot (via .htaccess, firewall) senza precedenti misure → magari risolvi temporaneamente il caricamento CPU ma comprometti la SEO in pochi giorni.
  • Non comunicare con il tuo provider di hosting: spesso la saturazione CPU viene gestita come “sito troppo pesante”, senza considerare che può essere il bot. Un dialogo tecnico apre soluzioni.
  • Pensare che la sola velocità del sito basti: è necessario che anche il bot “segua” un ritmo sostenibile per il server.

Se hai ricevuto questa mail da un certo Federico Leva, con indirizzo noreply@limesurvey.org , o da altro mittente, non preoccuparti: è spam!

Alla fine della MotoGP delle Americhe del 10 aprile 2022 intervistano il pilota vincitore, è Enea Bastianini, il nostro pilota, che con il suo inglese romagnolo dice “I pushed like a bastard”. Rido e capisco che è una frase epica!

Nei giorni a seguire in agenzia ne parliamo e nasce l’idea di una tshirt commemorativa, una special edition. La frase vincente è “Push like a bastard”, vedo subito che sui social c’è parecchio movimento, credo nella SEO e nel potere dei social, così ottimizzo il post in modo che si indicizzi al meglio con la ricerca “Push like a bastard”.

Oggi dopo un paio di settimane la t-shirt speciale è già in vendita ed il sito di Enea è ai primi posti in Italia e nel mondo con la ricerca correlata.

 

 

Fai crescere il tuo ecommerce: bastano pochi mesi di lavoro (fatto bene) per aumentare le vendite. Dai un’occhiata ai risultati che abbiamo fatto raggiungere ad un nostro cliente raggiunto nel primo semestre del 2020.

Hai scritto un articolo sul tuo sito WordPress e vuoi condividerlo su LinkedIn, ma l’immagine non viene caricata correttamente?

In questo articolo scoprirai come risolvere questo semplice problema che può portarti a perdere tutto il pomeriggio senza trovare poi un’effettiva soluzione al problema.

Il problema dell’immagine in evidenza che non si vede sui post potrebbe accadere anche sugli altri come Facebook ma più raramente, in generale Linkedin è il più puntiglioso.

La soluzione al problema è installare un plugin SEO sul sito.

Il famosissimo plugin Seo di WordPress YOAST SEO, non è altro che un plugin che permette di aiutarti a mettere tutti gli elementi ordinati per Google in modo da ottimizzare il tuo sito per i motori di ricerca offrendo la possibilità di aggiungere title, description, oltre che al calcolo della densità di parole chiave e altri elementi molto utili al compilamento dei meta tag. Nel nostro caso specifico utilizzeremo la funzione che permette di aggiungere l’immagine per i social, che non fa altro che inserirla nel meta tag.

Non ti preoccupare di vedere opzioni dedicate solo per Facebook o Twitter, la stessa procedura vale per LinkedIn. Dopo aver installato (se non sai come installarlo clicca qui per una breve guida) andiamo nel post da condividere su LinkedIn e clicchiamo l’immagine con i tre pallini collegati tra loro e ci apparirà la schermata su cui andremo a lavorare. L’ultima voce, infatti, sarà “immagine per Facebook” e qui cliccando carica immagine potremmo scegliere l’immagine per il nostro post.

Nonostante questo passaggio funzioni alla perfezione con Facebook e Twitter con Linkedin non funziona, avrete di nuovo l’immagine bianca del link!

Quindi qual’è soluzione finale per risolvere questo problema prima di tirare il computer fuori dalla finestra?

La soluzione è più semplice di quello che puoi immaginare, cioè il noiosissimo Linkedin non solo vuole l’immagine cariacata sui meta tag ma non gli va bene in versione jpg, preferisce che le immagini siano caricate in png.

Tutto qui, non dovete sapere altro!

 


Nota

Per installare il plugin dovremo accedere al nostro sito WordPress e passando sulla voce del menù laterale vedremo comparire “Aggiungi nuovo”, clicchiamoci. Nella barra di ricerca cerchiamo YOAST SEO e come primo risultato troveremo il plugin da noi cercato. Clicchiamo “installa” e, dopo qualche secondo (tempo che potrebbe essere maggiore a seconda della propria connessione), premiamo su “Attiva”. Ecco fatto in questo modo avrete attivato il plugin nel vostro sito.

Venerdì 24 marzo si è svolto a Cattolica il primo incontro Business Breakfast, una serie di incontri rivolti a imprenditori e liberi professionisti per la formazione digitale.

Dalle 8:30 alle 10:00 del mattino si fa colazione e poi si parte con due interventi. Il primo speech sul Social Marketing è relazionato da Davide Bertozzi, al primo incontro ha parlato di Lookalike per la pubblicità su Facebook, per il prossimo si parla di LinkedIn.

Poi Stefano Paolucci si occupa degli strumenti di Google. Si parte da come utilizzare Google My Business, per arrivare a conoscere meglio gli altri strumenti di comunicazione e promozione offerti da Google.

In seguito agli interventi verrà lasciato spazio ad un matching aziendale, dove i presenti potranno confrontarsi e conoscersi.

Prossimo appuntamento  per il 7 aprile presso lo SpazioTu di Cattolica, in via Del Prete 123.
Per maggiori informazioni ed iscrizione Business Breakfast.


Oggi Google compie 15 anni ed è un giorno da festeggiare!
Si perché Google è stato ed è ancora una delle svolte di internet, non è solo un motor di ricerca ma un’azienda, nata da due giovani sognatori Larry Page e Sergey Brin, che innova continuamente sfornando nuovi software e servizi.
Questa ricorrenza mi ricorda la prima volta che “andai” su internet, ero in compagnia di un’amica che aveva conosciuto una persona in vacanza a Parigi e mi chiese di darle una mano. Dal PC di mio padre mi collegai con un modem analogico, penso proprio che Google stava nascendo ma non c’era così arrivai su una pagina bianca e mi chiesi “ed adesso?”.
Fu frustrante non avevo un indirizzo, non sapevo niente e non c’era Google.
Anche se internet era già nei miei sogni mi trovai spaesato!
In quindici anni Google mi ha regalato una sacco di servizi ed emozioni, ricordo quando il giorno del mio compleanno mi trovai il doodle personalizzato, mi ricordo della prima volta che usai Gmail e tanti altri servizi di cui oggi non potrei fare a meno: calendar, analytics, maps e gli strumenti per noi Web Master.

Thanks Google and Happy Birthday, anzi GoogleBirthday

Da qualche giorno in Italia è arrivato in tv lo spot di Google+ . Lo potete vedere in anteprima se non vi ci siete ancora imbattuti.

Un momento importante in considerazione di alcuni aspetti per quanto riguarda il marketing del primo motore di ricerca mondiale.

  • Ancora una volta Google usa un media tradizionale per promuoversi (vedi precedente mailing cartaceo per AdWords)
  • G+ usa una leva emotiva legata alla vita privata per spostare gli utenti sul suo Social Network
  • G+ è maturo per aggredire il monopolio incontrastato di Facebook e Twitter

Questi motivi ci spingono ad utilizzare sempre più Google Plus come mezzo di promozione, anche in seguito al corso GT Master Club frequentato con soddisfazione, durante il quale abbiamo apprese le novità su G+ e le possibilità di promozione aziendale.

Siamo a vostra disposizione per progetti personalizzati.